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Accordo UE-Cina. Valutare l’impatto su diritti umani e dei lavoratori.

Avviare una valutazione d'impatto sul nuovo piano di investimenti UE-Cina, che esamini l'effetto che l'accordo avrà sui diritti umani, in particolare sulla situazione di Hong Kong, Xinjiang e Tibet....

L’accordo di investimento tra Unione Europea e Cina, denominato CAI, procede nonostante sul piano dei valori e dei diritti umani, le relazioni tra UE e regime cinese siano di chiaro antagonismo. Forse troppo ottimistico, il comunicato stampa dell'UE del 30 dicembre ha dichiarato che il nuovo accordo "vincola le parti in una relazione di investimento basata sui valori". In effetti, secondo quanto riferito, l'ultimo ostacolo nella negoziazione dell'accordo è stato il trattamento dei diritti dei lavoratori, altro punto dolente del regime guidato dal partito comunista cinese. Il lavoro forzato infatti è ben documentato in Cina, come nei campi speciali nella sua regione occidentale dello Xinjiang. La Commissione Europea ha affermato che attraverso il CAI la Cina "si impegna a lavorare per la ratifica delle convenzioni fondamentali ILO [Organizzazione Internazionale del Lavoro] in sospeso e assume impegni specifici in relazione alle due Convenzioni fondamentali ILO sul lavoro forzato che non ha ancora ratificato". Il CAI non prevede alcun termine per la ratifica di queste Convenzioni.

Conservatori europei: UE troppo tiepida con la Cina, valutare impatto del CAI sui diritti umani

I conservatori europei hanno sottolineato più volte negli ultimi anni, come sulle vicende riguardanti la repressione e persecuzione cinese nei confronti della popolazione uiguri o il popolo tibetano, la UE assuma un atteggiamento troppo tiepido nei confronti del dragone rosso. Da qui, dati anche gli ultimi sviluppi di un’altra pagina repressione e compressione delle libertà, come quella della crisi democratica ad Hong Kong, secondo l’ECR si rende necessaria un’implementazione del CAI “avviando una valutazione d'impatto sul nuovo accordo di investimento UE-Cina, che esamini l'effetto che l'accordo avrà sui diritti umani, in particolare sulla situazione di Hong Kong, Xinjiang e Tibet". Lo ha dichiarato Anna Fotyga, Segretario generale del Partito, alla luce di una nuova ondata di arresti ad Hong Kong.

Nuova ondata repressiva ad Hong Kong

Ieri mattina, infatti, 53 attivisti del fronte democratico sono stati tratti in arresto a Hong Kong per aver "organizzato e partecipato" la sovversione dei poteri dello Stato, in base all' art.22 della legge sulla sicurezza nazionale. La serie di arresti, che ha avuto luogo la mattina presto del 6 gennaio, rappresenta il più recente tentativo dell'amministrazione pro Pechino di Hong Kong di sopprimere gli attivisti per la democrazia che si battono per difendere l'autonomia della regione, riconosciuta dal diritto internazionale in base al principio "un paese, due sistemi" stabilito nella dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984. Questi arresti si collocano sullo sfondo di un crescente autoritarismo da parte dell'amministrazione filocinese, che l'anno scorso ha approvato una serie di controverse "misure di sicurezza", nel bel messo delle proteste per la sovranità democratica di Hong Kong. Dall'inizio delle proteste sono stati arrestati oltre 10.000 manifestanti filodemocratici, tra cui politici e giornalisti.

Joshua Wong accusato anche di sovversione

È di oggi invece la notizia che uno dei leader più in vista della rivolta, Joshua Wong, già in carcere, dove sconta una condanna a 13 mesi e mezzo, per il suo coinvolgimento in una protesta non autorizzata nel 2019, è stato raggiunto anche dall’accusa di sovversione, per la sua partecipazione, lo scorso luglio, alle primarie "Democrat Camp 35+" non riconosciute, in vista delle elezioni per il Consiglio legislativo di settembre, poi rimandate a causa dell'epidemia di covid. Stessa motivazione della maxi retata di ieri che ha mobilitato un migliaio di agenti di polizia per le primarie Il sovrintendente senior Steve Li, secondo i media locali, ha detto che sono stati perquisiti 72 luoghi diversi e notificati ordini di consegna di materiale utile alle indagini a 4 società. Il partito ECR ha chiesto il rilascio di questi attivisti e politici invitando l'Unione europea a condannare con la massima fermezza questi arresti e a considerare l'introduzione di sanzioni Magnitsky contro il capo dell'esecutivo Carrie Lam e il ministro della Giustizia Teresa Cheng.

 

 

Peter Stano, portavoce dell'Alto rappresentante Ue Josep Borrell, ha chiesto “la liberazione immediata delle persone arrestate. Il pluralismo politico – ha aggiunto non è più tollerato a Hong Kong", aggiungendo che la legge sulla sicurezza viene utilizzata per "schiacciare il dissenso e soffocare l'esercizio dei diritti umani e delle libertà politiche".