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APOLOGIA DELLA DIGNITA’

https://www.shutterstock.com

Perché a qualcuno serve un’ammonizione...

“La famiglia è la prima cellula essenziale della società umana.”

Papa Giovanni XXIII

In apertura di questo editoriale mi permetto di utilizzare la stessa citazione giustamente scomodata, in un recente intervento alla camera dei deputati, dall’On. Ylenja Lucaselli (FdI).  Tre gli specifici argomenti che sono stati trattati in merito alle nuove deposizioni del più recente dpcm. Temi che, espressi in forma molto decisa e fluida, sono stati i seguenti: smartworking, bonus per il lavoro agile e ruolo della donna nella società e della famiglia. Quest’ultimo in particolare ha colpito l’attenzione di molti; anche perché è evidente, date le recenti vicissitudini particolarmente grottesche che hanno impoverito le giornate di ognuno di noi, che alcune figure istituzionali abbiano bisogno di un breve ripasso sul tema della dignità e della potentissima funzione della donna nella nostra società. L’On. Lucaselli ha utilizzato un termine più qualificante come: tossine.

Sempre legandomi alla ricchissima citazione che l’On. Lucaselli ha proposto ai suoi interlocutori, una delle prime associazioni di idee che salta alla mente è quella del libero arbitrio. Qualcosa che, nel contesto tossicologico, viene paralizzato a beneficio di una patologia che impedisce la naturale e sana funzione fisiologica che può garantire la vita.

Viene in mente allora la figura di Bibiana Steinhaus, prima ed unica arbitro donna della massima serie di calcio tedesca (Bundesliga) che durante l’arco di tutta la sua carriera ha incontrato non poche difficoltà in fatto di integrazione e mantenimento della credibilità professionale, ma ha comunque garantito la regolarità e la credibilità degli incontri da lei diretti. Fermo restando che sappiamo quanto, già in partenza, il ruolo di un arbitro in qualsiasi sport sia obiettivo di scherno e di tensioni di varie intensità; la Steinhaus ha vissuto episodi che sottolineano quanto la decantata parità dei generi sia ancora molto indietro rispetto all’asset che tutti quanti noi sogniamo un giorno di beneficiare.

Bibiana Steinhaus nasce in un paesino di 11 mila anime della Bassa Sassonia (Germania centrale) il 24 Marzo del 1979. Figlia di una casalinga e di un arbitro professionista, Bibiana prende come esempio il percorso di suo padre e a 16 anni riesce a coronare il suo sogno segnando il più giovane esordio della storia dello sport per un arbitro in una divisione professionistica. Sua madre, Renate, assiste solo a pochissimi incontri diretti da sua figlia, per le troppe ingiurie, blasfemie e per i troppi commenti sessisti rivolti a sua figlia durante le partite. Ovviamente tutto questo verrà riportato dalla stessa Steinhaus nel report di fine gara e la società della squadra responsabile del comportamento di quei tifosi sarà giustamente sanzionata. Questo per sottolineare il significato del titolo di questo editoriale. Tutto questo infatti non ferma la Steinhaus che per oltre 10 anni arbitra nelle più difficili divisioni professionali tedesche (la nostra serie D e Lega Pro) per poi, nel 2007, approdare il 2. Bundesliga (la nostra serie B). Ed è proprio qui che succede qualcosa di veramente inqualificabile.

“In quest’aula si parla tanto di donne, di diritti delle donne e di possibilità di competere ad armi pari nel mondo del lavoro, dopodiché però..”

È così che l’On. Lucaselli continua il suo intervento trovando nella sua premessa un dolorosissimo però che trova riscontro non solo nella nostra realtà, ma anche in tutte le maggiori realtà europee. Ed è subito servito un esempio contenuto nell’esperienza di vita dell’altra protagonista di questo editoriale: perché Bibiana Steinhaus non ha dovuto solo consolare sua madre che si rifiutò di tornare a vedere sua figlia svolgere la sua professione.

Il 29 Novembre del 2015 Bibiana arbitra la partita di seconda divisione tedesca tra Francoforte e Dusseldorf. Ad un centrocampista di quest’ultima squadr viene fischiato un bruttissimo intervento ai danni di un avversario. Questo costa l’ammonizione del calciatore che, invece di mostrare disaccordo come farebbe qualsiasi giocatore preso dalla foga e dal dispiacere nel ricevere un cartellino, inizia a insultare pesantemente Bibiana rivolgendole ingiurie sessiste del genere “le donne dovrebbero stare in cucina a servirci da mangiare, non su un campo di calcio”. Il giocatore sconterà cinque giornate di squalifica e sarà obbligato dalla società ad arbitrare cinque incontri del campionato di seconda divisione femminile tedesca.

Tristemente, anche in queste cinque occasioni, verranno riportate ingiurie di vario genere provenienti dal calciatore che ancora oggi, purtroppo, milita nel calcio professionistico (addirittura in prima divisione). Quanto a Bibiana Steinhaus, ritirata lo scorso Ottobre per ragioni personali, possiamo menzionare la direzione di tre Mondiali femminili (tra cui le rispettive finali), due Europei femminile (anche qui la finale è compresa), il torneo di calcio femminile della XXX° edizione delle Olimpiadi di Londra 2012 e, finalmente, nel 2017 l’arbitraggio di numerose partite di Bundesliga maschile, entrando di diritto nella storia dello sport come prima ed unica arbitro donna della storia del calcio tedesco e come prima donna ad arbitrare una partita di massima serie. Il 30 Settembre 2020, due giorni prima di lasciare la sua seconda complicata famiglia, chiude la sua carriera arbitrando la finale di Supercoppa di Germania tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund. Come se questo non bastasse, per tutta la sua carriera, Bibiana Steinhaus ha esercitato anche la professione di agente di polizia ed ha partecipato, in questa veste, al 33° vertice G8 di Heiligendamm nel 2007.

Il palmarès del calciatore sanzionato per ingiurie sessiste, invece, sfortunatamente risulta vuoto. Il calcio però, spesso, è anche vittima di forte masochismo e ingenuità. Ogni famiglia deve contare le sue pecore nere; e ogni romanticismo ha il suo lato patetico, dopotutto.

Lo stesso lato patetico che ha travolto la nostra più stretta attualità, con un esercizio di dequalificante calpestio della dignità di donne che, come l’On. Lucaselli e Bibiana Steinhaus, si preoccupano ogni giorno di difendere e sostenere, con decisione e fluidità, il concetto stesso di diritto. Tutto questo senza che ci sia nessun vittimismo ma unicamente una forte, fragorosissima, apologia di dignità dettata dai fatti di una cultura in evoluzione, di una crescita partita dai giusti valori e non da una deformazione culturale che deriva, tristemente, da una bacheca dei trofei vuota, per nulla dignitosa e impolverata; eppure ancora vincente.

Contro i tentativi di propaganda e di manipolazione esercitati, nei giorni scorsi, da alcuni; rispondono la qualità, la potentissima funzione e la credibilità di altre che riportano, al centro del campo, la sfera che un giorno servirà a segnare il goal dell’effettivo vantaggio nella (per adesso) eterna partita tra dignità e disparità. E sappiamo già che sarà una rete spettacolare. E sappiamo già che ci saranno Bibiana e sua madre a godersi lo spettacolo.

[1] https://www.ultimavoce.it/bibiana-steinhaus/

[2] https://www.nytimes.com/2017/11/04/sports/soccer/referee-bibiana-steinhaus-.html

[3] https://www.itv.com/news/2015-12-04/midfielder-kerem-demirbay-faces-five-match-ban-for-allegedly-making-sexist-comments-towards-female-official

[4] https://www.lavocedelpatriota.it/grillo-lucaselli-fdi-macina-prova-che-m5s-e-tossina-istituzioni/