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Tensione tra UE e Facebook

Dati personali: Facebook rischia di non poter più trasferire dati personali dall’UE agli USA

Dati personali raccolti da Facebook: se ottenuti in Europa non potranno essere trasferiti negli USA....

Il Garante della privacy irlandese ha la possibilità di bloccare il trasferimento dei dati personali degli utenti Facebook tra Unione Europea e Stati Uniti. 

A deciderlo è stata la Corte suprema d’Irlanda che ha rifiutato l’opposizione di Facebook al divieto del Garante di trasferire i dati degli iscritti al social di Zuckerberg attraversando l’Atlantico per fini commerciali. 

Si tratta della conferma di un ordine provvisorio emesso a settembre 2020, cosa che potrebbe renderlo definitivo e, di conseguenza, complicare notevolmente le cose per i giganti del mondo tech che hanno fatto dello sfruttamento dei dati personali il proprio core business. 

Le scelte, a questo punto, sono due: 

  • lasciare i dati all’interno del territorio UE
  • interrompere qualsiasi forma di servizio nel Vecchio Continente

Con il GDPR, ovvero il regolamento europeo per la protezione dei dati, l’UE ha stabilito che ogni trasferimento di dati al di fuori del territorio può essere possibile solo in determinati casi, tra cui quello di adeguatezza dello stato ricevente. 

Questo parametro viene stimato in base a diversi fattori come il rispetto dello stato di diritto, dei diritti fondamentali, l’esistenza di norme sulla protezione dei dati, di autorità indipendenti e di impegni internazionali assunti. 

Nel caso degli USA, l’Unione Europea ha ritenuto che la sorveglianza della Casa Bianca potrebbe non rispettare pienamente la privacy dei cittadini europei quando i loro dati vengono usati per scopi commerciali. 

Ad agosto, quindi, il Garante della privacy irlandese ha aperto un’inchiesta sul social capitanato da Zuckerberg, il cui esito provvisorio era quello di sospendere il trasferimento dei dati. 

Per invertire la sentenza, Facebook ha deciso di rivolgersi alla Corte Suprema irlandese, facendo notare quanto questa fosse dannosa per i suoi introiti, basati effettivamente sul trattamento dei dati al fine di creare annunci pubblicitari ad hoc per i gusti dell’utente. 

L’appello non è andato a buon fine, tanto che il 14 maggio 2021 la Corte ha deciso di respingere l’appello di Facebook con una sentenza di circa 200 pagine firmate dal giudice Davide Barniville che recita:

“Respingo tutti i ricorsi sollevati da Fbi (Facebook irlanda) e ogni sua richiesta formulata rispetto al procedimento. Facebook non ha fornito alcuna base per impugnare la decisione del Garante né le procedure d’inchiesta”. 

Ora la domanda sorge spontanea: cosa potrebbe succedere al colosso californiano dei social qualora il procedimento diventasse definitivo? 

E, soprattutto, come potrebbe continuare ad essere lo strumento preferito dagli inserzionisti qualora non avesse più accesso ai dati personali dei cittadini europei?