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GARANTIRE UN FUTURO A CHI PERDE IL LAVORO, AI GIOVANI E AL TERZO SETTORE

Le urla di una popolazione sofferente precedono la deflagrazione di una bomba sociale. Eppure, c’è chi fa finta di niente e non ascolta quel grido di allarme proveniente da cittadini che hanno perso lavoro e con esso dignità, sogni, progetti e speranze.

 

Il 2020, nonostante il divieto di licenziare che scadrà il prossimo 31 marzo e gli ammortizzatori sociali, ha fatto registrare in Italia una diminuzione del numero di lavoratori di ben 444.000 unità. Le categorie più colpite? Due: le donne e i giovani, soprattutto quelli impiegati nei servizi e con contratti che definire “fragili” è un eufemismo. La crisi generata dal coronavirus ha contribuito significativamente all’impennata delle percentuali relative alla disoccupazione (nel segmento che considera i giovani si tocca quota 29,7%), ha ampliato il gender gap ed ha messo in ginocchio un settore che rappresenta uno dei pilastri del tessuto sociale italiano: il mondo del volontariato, delle imprese sociali e delle associazioni. L’impatto della pandemia sul Terzo Settore è stato devastante. I numeri e le stime che si possono fare con i dati in possesso rivelano bilanci in perdita per 1,2 miliardi di euro e 57.000 posti di lavoro a serio rischio. Se non si aiuta chi aiuta, una sorta di tsunami spazzerà via queste realtà che sono radicate nel territorio e che garantiscono servizi primari ai cittadini come l’assistenza ad anziani, bambini e disabili, il sostegno alla persona, la promozione sportiva e culturale, le attività di avviamento al lavoro, il supporto alle donne vittime di violenza, l’inclusione sociale o il reinserimento nella società di detenuti. Perdere queste donne e questi uomini che professano il bene comune significa rinunciare ad una tessera di quel puzzle che ha contribuito alla coesione sociale del Paese. Il Terzo Settore è il presente ed il futuro della nazione. Deve avere una voce interamente dedicata all’interno del Recovery Plan e deve essere trattato come un soggetto imprescindibile che contribuirà alla costruzione dell’Italia, una volta terminata l’emergenza da Covid-19.

 

I campanelli d’allarme suonano da fin troppo tempo e sono rimasti inascoltati da chi ha inscenato una crisi politica al buio. Un Paese civile e moderno non dovrebbe contrastare gli effetti negativi di una pandemia con delle iniziative politiche ed economiche che salvaguardino le fasce più deboli della popolazione? Un Paese civile e moderno non dovrebbe garantire la parità di genere? Un Paese civile e moderno non dovrebbe tutelare il futuro delle nuove generazioni? Un Paese civile moderno non dovrebbe sostenere l’inclusione e la coesione sociale? Per fornire delle risposte soddisfacenti non servono le buone intenzioni. È il momento delle azioni concrete e dei fatti. Per garantire un futuro alle donne che con troppa facilità perdono il posto di lavoro, ai nostri giovani e al Terzo Settore. Insomma, per garantire un futuro all’Italia.