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Governo Draghi: La Stampa attacca la Meloni offendendola come donna e come madre.

Dopo l’articolo vergognoso di oggi su La Stampa a firma di Alberto Mattioli, e a seguito delle dure prese di posizione dei senatori Giovanbattista Fazzolari e Isabella Rauti, Giannini in un tweet si scusa per le “parole inappropriate in un pur ottimo artic...

Dopo l’articolo vergognoso di oggi su La Stampa a firma di Alberto Mattioli, e a seguito delle dure prese di posizione dei senatori Giovanbattista Fazzolari e Isabella Rauti, Giannini in un tweet si scusa per le “parole inappropriate in un pur ottimo articolo su Meloni”, e sommessamente cinguetta “non é il nostro stile”.

E invece pare lo sia, dato che non solo all’articolo in questione è stato dato ampio spazio nelle colonne del giornale, ma anche perché le scuse pelose, comunque ribadiscono la bontà elevata a superlativo del contenuto del pezzo.

Stamane il coltissimo e progressistissimo melomane Mattioli, si produce in un’impietosa (quanto miope a parere di chi scrive) analisi sul posizionamento della Meloni rispetto al neo governo Draghi. E il pezzo inanella una serie di dichiarazioni degli ultimi giorni della leader di Fratelli d’Italia, che sostanzialmente ribadiscono in ogni sede lo stesso concetto: FdI non sosterrà Draghi, fatichiamo a comprendere la posizione della lega, ma intendiamo governare dopo libere elezioni col cdx unito.

E da qui l’eminente analista trarrebbe la conclusione che il centrodestra sarebbe defunto e che la Meloni avrebbe assunto questa posizione per “pescare” nel mare del malcontento e del populismo fine a se stesso. Come si direbbe in gergo giuridico, la circostanza prova troppo. Sarebbe stato sufficiente fare un semplicissimo raffronto con le dichiarazioni ed i posizionamenti della Meloni degli ultimi 8 anni per trovare un ferreo filo conduttore di visione politica e una granitica corrispondenza tra pensiero ed azione. Ma non ci si aspetta certo capacità di analisi da chi è intento ad orientare la visione del lettore.

Tuttavia, sino a che si resta nell’alveo del giudizio politico nulla quaestio, ma alle considerazioni banali e superficiali sotto il profilo politologico si sommano indecenti giudizi relativi alla vita privata della donna che presiede il terzo partito italiano ed un grande gruppo di conservatori europei. E data la strisciante e fastidiosa vena di maschilismo e di pretesa superiorità intellettuale che traspare dalle poche gocce di inchiostro versate sulle colonne della Stampa, due considerazioni critiche occorre farle.

Mattioli parla dell’estrazione popolare della Meloni in chiave macchiettistica, e già questo è in linea con il contegno di malmostosa superiorità culturale, che traspare in ogni verbo profferito dall’intellighenzia di sinistra. E poi deborda, tira in ballo la figliola, il compagno più giovane e i sensi di colpa per essere spesso lontana da casa che a dire del Nostro costruirebbero il “personaggio” Meloni, addirittura mai sposata se pur strenua difenditrice della famiglia tradizionale.

Messaggio oltre che scadente di una piccineria culturale e morale devastante.

E ci si chiede se mai se il coltissimo Mattioli avrebbe scandagliato con fare tanto voyeristico i legami affettivi di un leader politico uomo, oppure se mai avrebbe deriso così altezzosamente il menage familiare di una donna di sinistra. E questa è la riprova che il maschilismo e le posizioni retrive albergano molto più a sinistra che tra le fila dei conservatori, che in Italia e in Europa hanno deciso di essere rappresentati da una donna, Giorgia Meloni, che é anche madre, e cristiana e non si sente subordinata a nulla ed a nessuno per questo. Ed è proprio qui che sta il cortocircuito che le sinistre anime belle non riescono a controllare, il femminismo di plastica fatto di lemmi storpiati per parità di genere o di seni al vento mentre si abbattono le croci é l’unico che riconoscono, perché è l’unico che gattopardescamente non è in grado di nuocere. Mentre la donna controcorrente e non allineata è pericolosa, fa paura e va derisa e infine combattuta con ogni mezzo.

Poco contano le scuse postume di Giannini e non convincono, perché non si dissocia dal contenuto di un pezzo che riporta indietro di cinquant’anni anni la  concezione della condizione femminile in Italia, con poche righe, dispensate con superficiale cattiveria – tanto la Meloni è di destra – non sanno l’editore Giannini e l’autore Mattioli quanto male hanno fatto alle donne d’Italia, o forse lo sanno ma non conta, se la contropartita é colpire il nemico … rispetto per nessuno.