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Il Mali si rivolta contro il neocolonialismo francese

La situazione venutasi a creare in Mali dopo il recente colpo di stato militare testimonia la crisi dell’influenza francese in Africa....

La situazione venutasi a creare in Mali dopo il recente colpo di stato militare testimonia la crisi dell’influenza francese in Africa. Un’ulteriore conferma è rappresentata dal recente intervento tenuto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal primo ministro della nuova giunta militare Choguel Kokalla Maïga che ha ammesso che il suo paese è stato costretto a rivolgersi alla compagnia militare privata russa Wagner dopo il ritiro della Francia.

L’ONU, il Mali e la Francia

"L'annuncio unilaterale del ritiro dei militari dell’Operazione Barkhane ha rappresentato un tradimento dei legami che univano l’ONU, il Mali e la Francia nella lotta in prima linea contro quegli elementi impegnati a destabilizzare il paese", ha dichiarato il premier maliano il 25 settembre, quinto giorno dell’Assemblea Generale dell’ONU. Di questa “nuova situazione” si è dovuto fare carico il nuovo governo che svilupperà tutto quanto necessario “per garantire il maggior livello di sicurezza possibile, in modo autonomo o con l’aiuto di altri partner, al fine di garantire alla popolazione un futuro migliore, che va raggiunto ad ogni costo", ha aggiunto. (Fonte QUI) E mentre Choguel Kokalla Maïga pronunciava il suo discorso, lo stesso ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, dava conferma che le autorità maliane si erano rivolte a una "compagnia militare privata russa" per ripristinare l’ordine nel paese. (Fonte QUI)

La manifestazione di piazza contro l'interferenza francese

Nel frattempo, mercoledì 22 settembre si era svolta a Bamako, la capitale del Mali, una grossa manifestazione di piazza con migliaia di persone che protestavano contro l'interferenza francese negli affari interni del paese, proprio mentre più intensa si faceva la pressione internazionale nei confronti del nuovo leader militare, il colonnello Assimi Goïta, per dissuaderlo dal concludere l’accordo con il Gruppo Wagner. (Fonte QUI) Alla guida della folla c’era il noto panafricanista Kemi Seba con la richiesta di ritirare immediatamente le truppe francesi dal paese: "L'ultima fase della decolonizzazione è iniziata", ha commentato su Twitter. (Fonte QUI) "Preferiamo i russi agli occidentali, ma preferiamo gli africani ai russi", ha precisato poi Seba nel corso di una conferenza stampa a Bamako.

L'arrivo dei russi

Il possibile arrivo dei russi in Mali era già stato anticipato a metà settembre dalla Reuters. La reazione del ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, e del ministro della Difesa tedesco, Annegret Kramp-Karrenbauer, non si era fatta attendere e i due avevano immediatamente definito l’ipotesi “inaccettabile”. Anche il capo della diplomazia europea, Sulla stessa lunghezza d’onda era intervenuto anche Josep Borrell, capo della diplomazia europea. Il 20 settembre, il ministro della Difesa francese, Florence Parly, si è recata a Bamako, minacciando di sospendere gli aiuti al Mali nella lotta al terrorismo nel caso in cui fossero arrivati i russi. Eppure, come hanno dimostrato le proteste di piazza e le dichiarazioni ufficiali della leadership maliana, tutti i tentativi europei sono caduti nel vuoto. Al contrario, il nuovo governo del Mali ha risposto alle pressioni affermando categoricamente che non permetterà "a nessuno Stato straniero di intromettersi nelle proprie scelte e tantomeno di decidere con quali partner collaborare ". (Fonte QUI) L’insoddisfazione in Mali e nelle altre ex colonie nei confronti della Francia e del suo atteggiamento neocoloniale è in forte aumento negli ultimi mesi. I movimenti panafricanisti considerano Parigi il principale ostacolo allo sviluppo del continente: l’opinione pubblica locale accusa la Francia di estrarre illegalmente uranio e oro in Mali, di saccheggiare le risorse naturali africane e di imporre il franco CFA come strumento di signoraggio economico.

La politica francese e gli africani

Accuse che in Italia non sono affatto sconosciute e dove, anzi, vari esponenti politici negli ultimi anni hanno messo in guardia su come l’atteggiamento transalpino nei confronti dell’Africa possa essere disastroso per l’Europa. In particolare la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, è più volte intervenuta su questo tema affermando ripetutamente che la politica francese in Africa danneggia gli africani e la stessa Europa. In particolare, lo scorso marzo, intervenendo alla conferenza "L'Africa perduta. Instabilità, sfruttamento e interessi geopolitici in un continente dimenticato", la Meloni ha sottolineato che: "L’Africa, a differenza di quello che si pensa, è un continente ricchissimo di materie prime, nonostante sia il più povero del mondo. Ad esempio, società di proprietà dello Stato francese sono presenti in pianta stabile in Niger, dove sono concentrate gran parte delle riserve di uranio di tutto il pianeta. La multinazionale francese estrae uranio e lo porta in Patria per alimentare le centrali nucleari. Con l’uranio del Niger il governo di Parigi riesce a soddisfare un terzo del fabbisogno energetico nazionale e il 90% dei nigerini non ha nemmeno l’energia elettrica. In più, nei villaggi dove viene estratta questa preziosa risorsa, si beve acqua radioattiva e si coltiva su un terreno avvelenato dagli acidi”. (Fonte QUI) Secondo Giorgia Meloni, inoltre, "il saccheggio delle risorse africane non solo espropria i popoli della loro ricchezza ma causa ulteriore desertificazione, alimenta i conflitti tribali su cui si insinua come una serpe il fondamentalismo islamico, provoca i flussi migratori che non fanno bene né all’Africa né all’Europa". (Fonte QUI) In altre circostanze, la leader della destra italiana, aveva anche rimarcato come per gestire i flussi migratori "la soluzione non è prendere gli africani e spostarli in Europa ma liberare l'Africa da certi europei, come i francesi, che la sfruttano". (Fonte QUI) Ma la Meloni non è l’unico esponente politico del nostro paese ad aver criticato l’approccio politico allo scenario africano nel recente passato. Nel 2019, per esempio, l’attuale titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, affermò che l'Unione europea "dovrebbe sanzionare tutti quei paesi come la Francia che stanno impoverendo gli stati africani". (Fonte QUI) Matteo Salvini, da parte sua, nei mesi trascorsi al Viminale aveva evidenziato come tra le molte cause all’origine del problema migranti, un ruolo preminente lo avesse la circostanza che “c'e' chi va in Africa non a creare sviluppo ma a sottrarre ricchezza a quei popoli e a quel continente. La Francia evidentemente è tra questi, l'Italia no". (Fonte QUI)

Il sgretolarsi della Françafrique

Anche in Africa centrale, in sostanza, Parigi si è mossa nell’ultimo decennio come un elefante in una cristalleria, producendo disordine, anarchia e diffidenza nelle popolazioni, con risultati disastrosi per l’Europa, come, peraltro, era già avvenuto in Libia, con gli effetti negativi che sono ancora sotto gli occhi di tutti. Il conseguente sgretolarsi dell’egemonia francese nella Françafrique sta aprendo le porte all’influenza non solo russa, ma anche cinese e turca, come dimostrano proprio i recenti avvenimenti in Mali. E da questi paesi dipenderà sempre più l’evoluzione del fianco meridionale europeo e la gestione dei flussi migratori e delle molteplici tensioni sociali, economiche e politiche che attraversano il continente africano.