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Il rischio ragionato, storia di un’ossimoro nella nuova liberazione

Abbiamo preso un rischio ragionato, ma fondato”, così il premier Draghi espone il piano di ripartenza del Paese fissando il 26 Aprile come data di avvio. Data che sa già di nuova liberazione (la vicinanza di date rende facile il richiamo) di uno Stato che adesso è chiamato alla prova del 9. È però già stato messo in discussione il concetto chiave di rischio ragionato proprio perché, ormai, il popolo italiano è maestro nel partire con un occhio più istintivo e negativo nella lettura delle situazioni. Le precedenti decisioni e i risultati a dir poco grotteschi per via della condotta cittadina, hanno portato chiunque a una tendenza disfattista, ma le prime sensazioni lasciano pensare che questo non sia il caso. Se è vero che non c’è due senza tre, questa dovrebbe essere la volta buona in cui sia i cittadini che le istituzioni, faranno di tutto per rispettare tutte le norme igienicosanitarie per evitare di ritrovarci a passare un’Estate, paradossalmente, da reclusi o da turisti, senza mezze misure (vista la possibilità di poter viaggiare all’estero senza particolari intoppi).

E allora il 26 Aprile sia. Un giorno che semmai dovesse significare una partenza non falsata, potrebbe essere ricordata come festa nazionale per una popolazione in ginocchio, letteralmente. E’ di qualche giorno fa infatti l’immagine di una donna che durante una protesta si inginocchia davanti alle forze dell’ordine in atteggiamento di vera e propria preghiera, implorando di aiutarla per via della sua impossibilità di “dare da mangiare ai ragazzi”. Il rischio ragionato, ma fondato, deve essere prima di tutto pensato per questa signora e per chiunque viva la sua stessa situazione.

Il decreto, che verrà depositato martedì, ripristinerà la zona gialla che era ormai sospesa da più di un mese. A beneficiarne sarà praticamente tutto il Paese, salvo per le zone attualmente di colore rosso, che passeranno com’è prevedibile all’arancione. Tutto questo anche alla luce di una campagna di vaccinazione che, a detta del premier Draghi: “ha tante sorprese positive che sono state fondamentali per le decisioni prese.”. Quello che è certo è che questo 26 Aprile è forse la sorpresa più gradita alle piccole imprese, ai ristoratori e alla fascia under 35 (conosciuti con il dequalificante appellativo di giovani) che tra startup e attività commerciali (fisiche ed e-commerce) sta tenendo in piedi una parte significativa di ogni ambito settoriale, e potrà finalmente riprendere un bioritmo naturale, perché il commercio e la sua prosecuzione sono vita e questo non deve mai essere fuori da qualsiasi ragionamento. Per i giovani, almeno, non lo è.

Sempre in area gialla riapriranno tutte le attività di intrattenimento come musei (al chiuso) e cinema, concerti e teatri (all’aperto). Mentre, per le attività sportive, quali piscine, palestre e centri polivalenti bisognerà aspettare fino al 15 Maggio. Resta come punto fermo lo strumento dell’autocertificazione che però verrà affiancata da quello che è il vero oggetto di ragione e fondamento dell’intervento di Draghi: il pass regionale.

Si tratta di un documento che dovrà attestare sia l’avvenuta vaccinazione del cittadino, sia l’esecuzione del tampone precauzionale (ricordiamo che il vaccino non prescinde la possibilità di contrarre il virus, ma permette al proprio sistema immunitario di debellarlo con facilità), sia l’avvenuta guarigione. Chi avrà il pass potrà spostarsi tra regioni di colori diversi, potrà accedere alle attività e agli eventi culturali e sportivi e potrà tornare a intraprendere un’esistenza serena nel tentativo di affrontare tutti i devastanti effetti collaterali che questi ultimi due anni hanno mietuto altrettante vittime.

L’ente che rilascerà il pass regionale non è stato ancora indicato, forse per evitare di essere travolti dal peggiore degli effetti collaterali che ha colpito tutti noi: l’ansia. Pertanto si attenderà, com’è giusto che sia, che le strutture deputate a questo tipo di rilascio siano opportunamente organizzate e pronte a rispondere con efficienza. Tutto questo nella speranza che questa sia davvero la volta buona che i nostri concittadini rispettino le norme in maniera rigorosa, senza allentare mai il senso di rispetto e di collaborazione per garantire, più a chi ci è circostante, che a noi stessi, una vita normale.

Non mancano i complottismi e gli Orwell dell’ultima ora che però non hanno ancora chiaro quale sia il reale obiettivo della narrativa distopica. Allora ecco che il meraviglioso e salvifico strumento del pass regionale diventa un mezzo separatista. Una selezione tra chi è meritevole di proseguire e chi no. Purtroppo, in un’epoca storica in cui ne abbiamo sentite veramente tante, dai vaccini con acqua e zucchero, ai microchip per amplificare il segnale telefonico, bisogna pure sentir parlare di idoneità cittadina invece che di gioia e di senso di libertà.

L’essere umano vive soprattutto, e purtroppo, il lato negativo dell’essere la creatura più adattiva presente in natura, così che ormai per alcuni l’anormalità è sinonimo di unico percorso possibile, l’ansia è l’unica matrice e la ribellione a prescindere è l’unico impulso. Dunque ci si dimentica sempre che per la maggior parte invece, l’unico desiderio, è quello di piegare le sbarre e riuscire a ritornare produttivi e testimoni del fatto che, a volte, i rischi ragionati non vanno letti con istinto e che il disfattismo è solo un sintomo da curare.

“I saggi sono istruiti dalla ragione; le menti d’ognuno dall’esperienza; gli sciocchi dalla necessità; e i bruti dall’istinto.”

Marco Tullio Cicerone