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Salari italiani in picchiata

In Italia 40 miliardi di salari in meno nel 2020

The Economic Times

Eurostat attesta un arretramento della capacitá salariale italiana del 7,5% rispetto al 2019 ed é ormai agli ultimi posti in Europa...

Nel 2020, l'Italia perde oltre 39,2 miliardi di salari e stipendi passando da 525,732 miliardi del 2019 ai 486,459 dello scorso anno, secondo le stime di Eurostat appena aggiornate. Le perdite salariali sono state importanti per tutti gli stati europei a causa dell'epocale impatto pandemico ma, mentre la Francia perde 32 miliardi a fronte di un totale salariale che resta comunque di 898 miliardi di Euro e la Germania addirittura solo lo 0,87%, la riduzione della macchina economica, l'azzeramento quasi totale della nuova occupazione e scelte quantomeno discutibili sui lockdown che si sono susseguiti per tutto il 2020, hanno ridotto il monte salari italiano in maniera vertiginosa, piú di quanto sia successo in qualunque altro paese dell'Europa, dove la perdita media continentale é stata dell'1,92%.

Dati simili portano l'Italia a valori inferiori a quelli del 2016 azzerando, di fatto, la crescita, seppur minima, registrata dal 2015 avviata dalla decontribuzione sulle assunzioni. Nei maggiori paesi europei la diminuzione della massa salariale é stata decisamente meno imponente grazie a risposte economico-politiche piú coraggiose alla crisi pandemica in corso e soluzioni piú progressiste al rallentamento finanziario generalizzato.

Solo la Spagna ha fatto peggio dell'Italia in termini assoluti, con una riduzione dell'occupazione addirittura piú sostanziosa di quella Italiana (600.000 occupati in meno) con un tasso d'occupazione di 2,4 punti in meno a fronte dei 0,9 punti in meno in Italia dove, peró, le restrizioni piú severe operate sulle attivitá commerciali ed industriali, hanno causato un calo delle retribuzioni maggiore.

Altro dato indicativo relativo alla crisi salariale italiana e mondiale é quello che vede le donne come i soggetti piú colpiti dalle riduzioni rispetto ai colleghi cosí come i lavoratori giá con basse retribuzioni e meno qualificati rispetto ai dirigenti che, grazie anche alle nuove modalitá di telelavoro alle quali questi ultimi hanno potuto attingere per continuare a svolgere la loro professione, hanno perso meno ore lavorative retribuite.

A peggiorare una situazione giá drammatica é la consapevolezza di una reale possibilitá che nei prossimi anni, le condizioni salariali italiane possano essere ancor meno favorevoli a causa di un crollo dei contratti a termine giá certo ma non ancora calcolabile e un uso sconsiderato di ammortizzatori sociali, da sempre troppo difficili da gestire.

Nei paesi, come l'Italia, dove si é preferito preservare l'occupazione, con norme anti licenziamento, gli effetti della crisi dovuta alla pandemia, si sono manifestati con un calo sensibile dei salari piuttosto che dei posti di lavoro ma, tale scelta ha solo posticipato un problema che, con il ritorno ad una sperata normalitá economica, potrebbe presentarsi con piú vigore in futuro.

I datori di lavoro, poi, hanno visto crollare l'ammontare dei contributi a loro riservati per poter sopperire in parte alle perdite dovute alle chiusure covid, del 5,24% quando la media europea si attesta sull'1,37%. Il prodotto interno lordo, tra il 2019 e il 2020 é diminuito, secondo Eurostat, da 1.790,94 miliardi a 1.651,59 con un calo del 7,78%.

Le richieste avanzate dai sindacati, per correre ai ripari davanti a numeri tanto negativi, sono relative a investimenti pubblici e privati mirati e piú efficienti per aumentare la qualitá delle produzioni sperando in un automatico nuovo aumento salariale e una proroga del blocco dei licenziamenti oltre il 30 giugno 2021 ma, una soluzione simile potrebbe peggiorare la situazione delle aziende giá troppo indebitate.

Per risolvere quanto prima possibile una crisi salariale che potrebbe rivelarsi devastante per una economia giá fortemente invalidata dalla pandemia Covid19, toccherá ripensare ai criteri di remunerazione, provando ad annullare le eterne disuguaglianze tra generi e categorie, ripensando anche alla rivalorizzazione di professioni, come quelle sociali, di assistenza o dell'insegnamento, fino ad oggi legate a salari troppo bassi a fronte di un'utilitá socio-culturale sottovalutata. 

Il rapporto globale sui salari in relazione al biennio 2020/21 ha evidenziato, poi, una crescita dei compensi, in ogni settore professionale, soprattutto in Asia e nel Pacifico nettamente superiore alle aspettative e in assoluta controtendenza rispetto ai valori europei o americani. Un dato simile dimostra una visione progressista maggiore, in campo lavorativo, da parte di aree in cui la mano d'opera ha tradizionalmente un costo inferiore ma che, con tutta probabilitá stanno acquisendo consapevolezze che mancano al vecchio continente.

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