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Le nuove professioni per l’inclusione sociale dei giovani. La capacità di saper cambiare.

Il cambiamento ormai sembra essere una costante giornaliera, tutto viaggia ad una velocità talmente elevata, che qualche elemento ce lo perdiamo per strada.

Basti pensare a Facebook, appena quindici anni fa ancora non era nato, negli anni ’80 la musica l’ascoltavamo dai CD, tutto ciò ci fa capire a che velocità gira il mondo.

In tutto questo, non sono da meno le nuove professioni, nate soprattutto strettamente correlate a nuovi bisogni, ed allora? Come facciamo a preparare i giovani a tutto ciò?

“Il miglior consiglio che si possa dare a un quindicenne oggi è: non fare troppo affidamento sui consigli degli adulti. Hanno buone intenzioni, ma non capiscono il mondo in cui vivrai tu”, questo il consiglio pungente del grande saggista Yuval Noah Harari.

Siamo tutti concordi sul fatto che basta trasferire informazioni alle nuove generazioni. Può bastare! Certo che no, è il sistema scolastico che deve essere di supporto, un sistema scolastico integrato, che unisca i modelli più funzionali in Europa e riesca a dare quella formazione duratura, che i giovani impareranno automaticamente.

Bisogna per forza di cose, allenare e potenziare le capacità dei “nativi digitali” e l’Europa ha il dovere di tracciare la strada con opportunità di studio e di lavoro sempre più intercambiabili.

Allora quali sono le nuove professioni? La prima cosa che viene in mente è senza dubbio l’influencer, il nascere ed il potenziamento di piattaforme come Instagram, hanno incentivato questo processo, che all’apparenza sembra di facile utilizzo. Quanto lavoro c’è dietro! Veramente tanto. La cura della propria immagine, la stesura di un calendario editoriale, la capacità di raccontare e raccontarsi in maniera sempre diversa. Non, non è per nulla facile e per chi la prende sule serio è appunto una professione.

Pensiamo anche all’anno e mezzo che abbiamo trascorso, molte le piattaforme nate per la consegna di cibo a domicilio, ed allora ecco la figura del riders a conferma di quanto la rete sia il “datore di lavoro” del futuro.

Possiamo parlare anche in questo ultimo caso d’inclusione, il riders che arriva sotto casa con una fumante pizza, sotto la mascherina il sorriso di chi porta un minimo di felicità in un momento così difficile, forse abbiamo già dimenticato quei mesi, anche li era in atto il processo di una nuova professione per i giovani.

Dobbiamo puntare sulla capacità di saper cambiare, reinventarsi e reinventare la propria visione delle cose.

Ancor più il mondo di domani, sarà colmo di occasioni che nascono e sistematicamente muoiono. Dobbiamo insegnare ai giovani ad afferrare velocemente la trasformazione e creare nuove occasioni.