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SPORT ED OCCUPAZIONE, UN VOLANO D’ECCEZIONE NEL CONTESTO EUROPEO

Sebbene sulla correlazione tra “sport ed occupazione” da diverso tempo sia cresciuta l'attenzione delle istituzioni comunitarie che sempre più tendono ad attribuire allo sport (in particolare allo "sport per tutti") un ruolo significativo per lo sviluppo e la coesione sociale dell'Europa, crediamo sia importante mettere al centro della politica comunitaria dei prossimi anni, lo sviluppo concreto dello sport nell’occupazione.

Basta fare riferimento al Trattato di Amsterdam, dove per la prima volta, si evidenzia il ruolo dello sport, sottolineando la rilevanza sociale dello stesso, in particolare il ruolo che esso assume nel forgiare l'identità e nel riavvicinare le persone.

È in questo quadro che lo sport, se utilizzato in modo appropriato, costituisce un'attività particolarmente adeguata per la lotta contro il razzismo, le discriminazioni, la violenza ed è un settore in cui assume una grande importanza lo sviluppo del volontariato in quanto espressione della solidarietà sociale. Lo sport, inoltre, può svolgere nella società un ruolo di moralizzazione, in quanto portatore di valori che è opportuno incentivare, associati al "fair play", alla solidarietà, alla concorrenza leale, allo spirito di squadra. Nella lotta contro la droga, lo sport è chiamato a svolgere un ruolo decisivo, combattendo ad esempio il doping.

E tuttavia, a questo scenario si aggiunge oggi una novità rappresentata dalla valenza economica che lo sport assume e dal conseguente interesse che ampi settori economici dimostrano di avere in questo campo. Anche da questo punto di vista, lo sport è in rapido sviluppo. Le sponsorizzazioni sportive, la vendita dei diritti televisivi e le vendite dei biglietti generano miliardi di dollari d’indotto economico. Lo sport europeo rappresenta circa il 40% di tale commercio, superato soltanto da quello statunitense con il 42%. Tutto questo determina ricadute occupazionali piuttosto significative. Per fare un esempio, si calcola che il numero dei posti di lavoro generati in modo diretto o indiretto dallo sport sia aumentato del 60% negli ultimi 10 anni.

Tuttavia, questa rapida crescita dello sport porta con sé fenomeni che possono, se non affrontati con adeguate politiche, mettere in crisi un'equilibrata espansione del settore. Le manifestazioni più evidenti di questa tendenza sono: il sovraccarico dei calendari degli avvenimenti sportivi che, collegati alla necessità di "fare" risultati sotto la pressione degli sponsor, può diventare una delle cause dell'espansione del doping; l'esasperazione di una logica puramente commerciale a scapito dei valori fondanti la funzione sociale dello sport; i pericoli corsi dai più giovani che sono condotti sempre più presto verso lo sport ad alta competizione, con rischi per la loro salute fisica e mentale.

A questo proposito, la discussione che si è sviluppata in questi anni ha messo bene in evidenza i rischi di una separazione troppo netta tra lo sport diffuso, praticato da milioni di cittadini, e quello professionistico e di prestazione. La preoccupazione espressa da più parti, infatti, è la rottura di un legame che tenga insieme questi due elementi, segnando un divario che, tra l'altro, può mettere in discussione il principio della solidarietà finanziaria tra lo sport professionistico e lo sport per tutti.

Proporsi di sostenere e governare lo sviluppo dello sport in Europa significa porsi un duplice obiettivo. Da un lato occorre affrontare i problemi che attengono alla concorrenza, alla libera circolazione, allo status giuridico, all'accesso ai diritti televisivi e alle sponsorizzazioni. Dall'altro sarà necessario mettere in grado lo sport di evolversi in un nuovo quadro economico senza perdere la propria identità né la propria autonomia, salvaguardando cioè le funzioni che esso svolge in campo sociale, culturale, sanitario e educativo.